WRITING

for curious minds

La stesura

Oggi cerchiamo di capire che cosa sia la stesura di un testo, abbiamo visto la scorsa settimana quanto sia importante la fase della pianificazione per porre le prime basi del nostro lavoro. Oggi facciamo ancora un passo in avanti e vediamo il secondo step da seguire per riuscire a scrivere un buon testo senza diventare matti!

Scrivere deve essere un qualcosa che si fa per passione, perché se in primis non piace a noi quello che scriviamo non riusciremo mai a trasmettere interesse ai nostri lettori. Questo vale per qualsiasi cosa, ma a maggior ragione quando si tratta di dover riempire di parole un foglio completamente bianco che di certo non si scriverà da solo. 

Il primo semplice consiglio qual è? 

Per dirla con parole molto semplici, è quello di scegliere un argomento che ci piace, sul quale siamo preparati o siamo pronti a prepararci seriamente. Sì, ho proprio scritto così. Niente di più e niente di meno. Ora, so bene che ci sarà chi sta pensando “Grazie al piffero, ho aperto questo articolo sperando di imparare qualcosa di utile e tutto quello che leggo è di scrivere su qualcosa che mi piace? Come se mi divertissi a scrivere di cose che non mi piacciono o di cui non so niente…” 

Lo so che di per sé è un’affermazione banale, ma proprio perché si tratta di una considerazione apparentemente scontata molte volte non le diamo il giusto peso. Diciamo che possiamo ridurre a due i casi in cui scriviamo: scriviamo perché vogliamo oppure scriviamo perché dobbiamo. 

Nel primo caso tanto quanto nel secondo, tenere a mente questo concetto ci sarà di grande aiuto. Se scriviamo un articolo o anche un semplice post su Facebook parlando di qualcosa che ci piace ma su cui non abbiamo la giusta preparazione, quale potrà mai essere il risultato? Lo sappiamo tutti. 

Certo, se scriviamo senza vincoli particolari (scrivo per il mio blog personale, scrivo un racconto che ho voglia di condividere con qualcuno, ecc.) in un certo senso partiamo avvantaggiati, perché magari conosciamo già bene l’argomento o comunque siamo più interessati ad approfondirlo. Non per questo, però, sapere cosa scrivere e come scriverlo sarà facile senza un percorso logico da seguire.

Se scriviamo perché dobbiamo (per lavoro, a scuola, ecc.) diventa ancora più complicato: abbiamo un compito da portare a termine e non siamo motivati a farlo perché magari preferiremmo fare altro ma non abbiamo possibilità di scegliere. 

Sia nel primo sia nel secondo caso, è meglio conoscere qualche strumento che renda più leggero il nostro lavoro. Ora, abbiamo pianificato e organizzato il nostro testo, abbiamo cercato e selezionato le informazioni che ci sono utili e abbiamo preso i primi appunti. Quindi siamo pronti per buttarci a capofitto nella scrittura? Non ancora, c’è un’altra cosa da fare per avere ancora più chiaro il quadro della situazione: creare una mappa del nostro futuro lavoro. 

Una mappa, sì! Non una cartina geografica, ma qualcosa di simile. In effetti, se ci pensiamo, le cartine geografiche (ormai “nonne” delle più recenti applicazioni di mappe sui cellulari) servono proprio per orientarci, per arrivare dal punto A al punto B. Ecco, la mappa del nostro lavoro svolge esattamente la stessa funzione, ci fornisce un percorso chiaro e lineare da seguire quando dobbiamo cominciare a scrivere. 

Una mappa può essere fatta in tanti modi, quelli che preferisco io sono essenzialmente due: uno schema vero e proprio (mappa concettuale) oppure un indice. Non esiste un modo migliore o ideale, dobbiamo semplicemente scegliere quello che ci è più comodo, sia in base alle nostre preferenze e sia in base all’argomento di cui dobbiamo parlare (a volte può rivelarsi più funzionale un modo, altre volte un altro). 

Trovo molto comoda la mappa concettuale quando voglio avere una panoramica di parole chiave su cui sviluppare il mio testo. Mi era molto utile quando all’università volevo riassumere alcune parti di un libro per poi riscriverle in maniera più sintetica e la facevo più o meno così: argomento principale al centro e parole chiave dei concetti in cui l’argomento si sviluppava (questo è uno schema base, si possono inserire sempre più caselle fino a quando non esauriamo i collegamenti disponibili).

Oppure un altro modo è il seguente: nelle caselle grandi le principali parole chiave dell’argomento (quando magari era particolarmente complesso e presentava più concetti importanti) e nelle caselle più piccole i vari collegamenti.

L’indice invece raggruppa tutte le informazioni che saranno poi contenute nel testo finale, ci suggerisce già in quale ordine disporre le nostre informazioni e quale relazione c’è tra le varie sezioni del testo.  

Ecco un esempio di indice:

L’indice, per la mia esperienza, è più utile quando dobbiamo scrivere testi molto lunghi e con contenuti particolarmente importanti e articolati, perché dovendo inserire tante informazioni risulta meno dispersivo rispetto alla mappa concettuale. Io, come tanti altri, l’ho utilizzato quando scrivevo la tesi di laurea.

Dopo aver realizzato l’indice avremo un’idea più chiara di quali informazioni, tra quelle che abbiamo raccolto, possiamo tenere e sfruttare e quali invece dobbiamo eliminare. Ebbene sì, una parte più o meno grande di lavoro svolto durante la pianificazione andrà persa. Ma creare un indice ha comunque diversi vantaggi da non ignorare: rende più facile la selezione degli argomenti pertinenti con il nostro testo, ci dà una prima idea generale dell’ordine preciso in cui si può articolare il nostro discorso e raggruppa in maniera sicuramente ordinata le nostre informazioni. 

Da tenere a mente: l’indice va ultimato prima di cominciare a scrivere, proprio perché ci serve come guida durante la scrittura. Se poi il nostro lavoro richiede anche un’introduzione e una conclusione, queste vanno sempre scritte a lavoro completato (sarebbe difficile in effetti introdurre o trarre le conclusioni di un argomento di cui ancora non abbiamo parlato e senza sapere cosa conterrà esattamente il nostro testo).

A questo punto siamo pronti (finalmente, diciamolo pure…) per la nostra prima stesura. Dopo aver messo in pratica tutto ciò che è stato detto fino ad ora, la stesura diventa certamente più semplice e intuitiva. 

Ci sono però alcune cose che è meglio non fare per non farsi prendere inutilmente dallo sconforto:

  • Pretendere che la prima stesura sia perfetta: un errore che si commette molto spesso è quello di desiderare, o peggio di essere convinti, che la prima stesura rappresenti il testo fatto e finito e che quindi debba essere perfetta. Possiamo essere tentati di fermarci a rileggere ciò che abbiamo appena scritto e di correggere immediatamente frasi che non funzionano bene, controllare eventuali errori grammaticali, ecc. Niente di più sbagliato. Tutte queste azioni, infatti, sono tipiche della fase di revisione (di cui parleremo nel prossimo articolo), al contrario quando stiamo scrivendo per la prima volta l’unica cosa che conta è semplicemente scrivere. Se iniziamo con l’intenzione che tutto debba essere subito perfetto non riusciremo mai a proseguire e a portare a termine il lavoro, perché ci sarà sempre qualcosa che ci bloccherà e che ci farà perdere il filo del discorso. Se invece già in partenza siamo consapevoli del fatto che in un successivo momento potremo fermarci a controllare il nostro testo, scriveremo sicuramente più liberamente e velocemente. 
  • Aver faticato tanto per fare l’indice o la mappa concettuale per poi… dimenticarceli: l’indice e la mappa ci servono proprio per evitare di fissare il foglio bianco senza sapere cosa scrivere, se noi quindi ci atteniamo alle voci che abbiamo inserito sapremo sicuramente da dove iniziare e come proseguire. Ecco che il modo più semplice per iniziare a scrivere è seguire le voci del nostro indice o della nostra mappa e svilupparle una dopo l’altra, lavorando su un argomento per volta. L’obiettivo della prima stesura è solo quello di creare un testo provvisorio, da migliorare e perfezionare (arricchendo o tagliando alcune parti) nella successiva fase della revisione.
  • Essere convinti di aver svolto perfettamente la ricerca di informazioni: se nella prima stesura abbiamo ancora difficoltà a scrivere e non sappiamo cosa scrivere, un motivo può essere quello di non avere in realtà tutto il materiale necessario. Possiamo risolvere questo problema in due modi: scrivere comunque alcune parti di testo e annotarci il materiale mancante da cercare oppure interrompere la prima stesura per cercarlo subito. Il modo più utile è sicuramente il primo, perché non è mai una buona idea mischiare la ricerca di informazioni e la stesura, rischiamo solo di fare confusione e di perdere tempo.
  • Pretendere di non trovare intoppi: a differenza del caso precedente, può darsi che abbiamo cominciato a scrivere, e anche bene, ma a un certo punto ci blocchiamo e non riusciamo più a proseguire. Niente panico, diamo un occhio al nostro indice per vedere se può fornirci qualche spunto da cui ripartire, se così non fosse possiamo sospendere momentaneamente la sezione su cui stiamo lavorando per dedicarci ad un’altra parte di testo su cui magari ci sentiamo più ispirati. La scrittura è anche e soprattutto questione di ispirazione e concentrazione, non tutti i momenti sono uguali: magari quello non è il momento giusto per parlare di quell’argomento, cambiarlo può farci ritrovare l’ispirazione. E se neanche questo funziona ed è proprio la giornata a essere storta, chiudiamo tutto e dedichiamoci ad altro. Anche il riposo è importante, ripartiremo domani con più energie. 
  • Analizzare troppo rigidamente quello che abbiamo scritto: se noi teniamo sempre a mente che quello che stiamo facendo è solo una prima stesura del nostro lavoro, saremo in grado di scrivere senza troppi pensieri. In quanto prima stesura, e qui ci ricolleghiamo al primo punto, non possiamo sperare che venga perfetta al primo colpo, siamo in una fase in cui ancora non sappiamo se ciò che abbiamo scritto ci sarà effettivamente utile o meno, ma se stiamo pensando a qualcosa dobbiamo scriverlo. Non farlo, chiedendoci se sia o meno fuori tema, avrà come conseguenza quella di farci omettere parti di testo che magari sarebbero state utilissime. Non è questo il momento di tagliare o selezionare il contenuto di ciò che stiamo scrivendo, se qualcosa sarà superfluo o non pertinente avremo sempre modo di eliminarlo in un momento successivo. 

Ora che abbiamo terminato questa prima stesura è arrivato il momento di rileggere, questa volta sì, in maniera critica tutto quello che abbiamo scritto per capire se abbiamo inserito tutte le informazioni utili oppure ce ne mancano alcune, e in questo caso come recuperarle, se abbiamo sviluppato tutte le voci del nostro indice e trattato ogni argomento in maniera esaustiva. 

Cosa aspettarsi alla fine di questo lavoro?

Beh, abbiamo detto poco fa che durante la stesura non è consigliabile fermarsi a correggere gli errori, a cercare le informazioni che ci mancano, a controllare se le cose sono state scritte correttamente e così via. Quindi ciò che avremo di fronte a noi sarà nel migliore dei casi un testo incompleto, tutto meno che scorrevole e perfetto. Ma è proprio così che deve essere, ora infatti è il momento di revisionare il nostro testo e che cosa sia la revisione lo vedremo insieme nel prossimo articolo!

Tu che tipo di approccio usi quando devi scrivere qualcosa? Non ti fermi finché il tuo lavoro non è perfetto oppure anche tu ti dedichi alla stesura senza preoccuparti troppo di come stai scrivendo? Se hai voglia di condividere il tuo metodo fammelo sapere nei commenti, magari salta fuori qualche consiglio utile da condividere!  

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