WRITING

for curious minds

Oggi parliamo di quegli effetti grafici che, modificando le qualità base dei caratteri, ci consentono di enfatizzare in vario modo le parole presenti nel testo, mettendo in risalto alcune parti di ciò che scriviamo. Sono strumenti tanto utili quanto pericolosi, perché se usati senza moderazione rischiano di creare confusione nel nostro testo. Andiamo per ordine!

Grassetto:

Cominciamo dal grassetto che tra tutti è, forse, il più utilizzato. 

A cosa serve nello specifico? 

Aumentando lo spessore dei caratteri serve per dare un risalto particolare alle parole su cui è utilizzato. Può essere usato per i titoli di paragrafi e sezioni e per evidenziare parole chiave all’interno del testo. Proprio perché la sua funzione è quella di dare risalto a un concetto, è molto utile per richiamare l’attenzione del lettore che, magari leggendo in maniera frettolosa, è più invogliato a fermarsi sui punti di suo interesse. 

Va da sé che se questo è uno dei suoi scopi, abusarne comporta l’effetto opposto: di fronte a un eccesso di parole evidenziate, chi legge non riesce più a distinguere i concetti importanti da tutti gli altri presenti nel testo, perché abbiamo compromesso la sua leggibilità generale.   

Ci basterà comunque ricordare che:

  • Deve essere utilizzato solo sulle parole più significative del testo, non su frasi intere, e una volta soltanto per ogni parola. Quindi, se una parola chiave viene ripetuta più volte è conveniente usare il grassetto solo su quella più vicina alla parte di testo in cui esprimiamo un concetto che desideriamo venga letto;
  • Anche la posizione strategica è importante, meglio usarlo il più vicino possibile all’inizio della frase o del discorso così da invogliare il lettore a soffermarsi sulle parti seguenti. Se invece lo mettessimo alla fine, il lettore molto probabilmente sarebbe costretto a dover tornare indietro con lo sguardo per cogliere il senso di parti precedenti che può aver omesso di leggere e non è detto che abbia voglia di farlo;
  • È bene finire di scrivere tutto il testo prima di decidere su quali parole usare il grassetto, in questo modo avremo una percezione generale che ci consente di capire dove effettivamente ce n’è bisogno. 

Corsivo:

Anche il corsivo è utilizzato abbastanza frequentemente, a differenza del grassetto, però, non modifica lo spessore dei caratteri ma la loro direzione: l’effetto è quello di una leggera inclinazione delle lettere verso destra e in questo senso ricorda un po’ la scrittura fatta a mano. Può essere usato anche su intere frasi, come ad esempio nel caso delle citazioni e, in linea generale, il suo utilizzo è alternativo a quello delle virgolette. 

Si usa obbligatoriamente per riportare espressioni in latino e può essere utilizzato anche per i termini stranieri che non sono entrati nell’uso comune della nostra lingua (ad esempio, il termine “computer” ormai ampiamente utilizzato anche in italiano non necessita del corsivo). 

Altri casi in cui è utilizzato sono i seguenti:

  • Per i titoli di libri, di articoli di giornale, di canzoni, di film e così via;
  • Per mettere in risalto una parola specifica o spiegarne il significato (esempio: qual è si scrive senza apostrofo);
  • Per i nomi di documenti ufficiali e per le fonti normative;
  • Per i termini tecnici e specialistici;
  • Nella bibliografia per citare il titolo di un libro.

Curiosità: se una parola viene scritta in corsivo è sempre meglio non usare contemporaneamente anche il grassetto. Un solo effetto grafico è più che sufficiente per evidenziare quanto scritto, altrimenti il testo risulterebbe “appesantito” da più effetti usati in combinazione tra loro.

Sottolineato:

A quest’ultima modalità dedichiamo poche righe perché oggi non è praticamente più utilizzata se non per indicare nei testi online la presenza di link su cui poter cliccare per aprire direttamente la scheda di riferimento. 

In origine, forse, era pensato per riprodurre anche a computer l’effetto della sottolineatura che facciamo a mano, ma in questo caso il risultato è un po’ diverso perché sullo schermo non risalta come sulla carta e non sempre rende ben leggibile ciò che c’è scritto. 

In conclusione, comunque, non esistono regole categoriche da seguire e ognuno di noi rende proprio lo stile che preferisce, che poi è anche ciò che rende unica la nostra scrittura. Questo vale quando scriviamo senza dover rendere conto a qualcuno, negli altri casi invece ci verranno date linee guida da seguire, ad esempio, dalla casa editrice se si sta scrivendo un libro, dall’università se si sta scrivendo la tesi e via dicendo. 

Se invece siamo liberi di adottare lo stile che preferiamo c’è solo una regola fondamentale da tenere a mente: la coerenza. Qualunque sia la scelta che facciamo, l’importante è mantenerla coerente e costante durante tutto il lavoro, non si può usare in una pagina il grassetto per mettere in risalto una parola e poco più in là nel testo usare il corsivo per la stessa funzione perché questo creerebbe confusione nel lettore. 

Voi come usate questi tipi di formattazione del testo? Ne avete uno preferito? Vi aspetto nei commenti per confrontarmi con voi!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: