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for curious minds

Sappiamo che “Befana” vuol dire calze piene di dolcetti o carbone, che si festeggia il 6 gennaio e che segna la fine delle festività natalizie, ma siamo altrettanto sicuri di conoscere tutti la sua vera storia? 

Cominciamo con lo spiegare perché si chiama proprio così: il suo nome è il risultato di un processo di “corruzione lessicale” che dalla parola Epifania, dal greco epifáneia (apparizione, manifestazione), si è evoluto dapprima in bifanìa, poi in befanìa e, infine, nella nostra Befana!

Sappiamo bene chi è e cosa fa, anche se, povera Befana, nell’immaginario comune è sempre stata rappresentata come una vecchietta piuttosto bruttina e il suo identikit parla chiaro: gobba, col naso curvo e sporgente, il mento aguzzo, i denti storti, i capelli bianchi e spettinati, i piedi giganti e sproporzionati e vestita con stracci e scarpe rotte. Insomma… i gusti sono gusti e su questo non si discute, ma sicuramente la natura non è stata molto clemente e gentile con lei. 

Mi sono chiesta perché una vecchietta che tutto sommato è mossa da buoni propositi, regalando dolci e carbone (che non è poi così male dal momento che è un meraviglioso concentrato di zucchero), debba essere raffigurata in un modo che non le rende giustizia. Ok che “l’Epifania tutte le feste si porta via”, ma mi sembra eccessivo che solo questo motivo basti a raffigurarla con quest’aria, diciamo, un po’ inquietante.

Cerca di qua e cerca di là, ho scoperto che il suo aspetto parecchio malconcio è dovuto al fatto che la Befana viene intesa come personificazione dell’anno vecchio, ormai passato e in qualche modo “da buttare via”. Il perché è molto semplice: simbolo di tutte le disavventure e di tutti gli eventi negativi che sono accaduti e dei quali ci si vuole sbarazzare, è un qualcosa da sacrificare nella speranza che il nuovo anno riservi a tutti momenti migliori. 

Questa credenza si ricollega a una vecchia usanza contadina in base alla quale veniva realizzato un fantoccio con vecchi stracci, logorati e consumati, al solo scopo di… dargli fuoco! Sì, proprio così. La speranza era che le fiamme, bruciando il pupazzo, che come la Befana era un simbolo dell’anno appena terminato, si portassero via anche tutto il passato per accogliere il nuovo anno come una sorta di rinascita. Come se non bastasse, e questo è davvero curioso, il fantoccio veniva prima portato in giro tra la gente per essere insultato e maledetto, forse perché si credeva che più elementi negativi avrebbe incanalato e più potente sarebbe stato l’aspetto purificatore del fuoco con cui poi veniva bruciato? Non si sa, l’unica cosa chiara è che a quel povero fantoccio ne venivano fatte di tutti i colori.

Certo è che riflettevo sul fatto che il caro e dolce Babbo Natale è sempre stato rappresentato come un uomo buono e dall’aspetto simpatico e pacioccone, mentre invece la Befana che è una donna, siamo sinceri, è brutta che più brutta non si può. È ingiusto lo so (maschietti, non ridete!), ma care amiche ho una bella notizia per tutte noi, perché le cose non sono come sembrano. Per comprenderne il motivo, però, dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo, beh forse un bel po’ di passi…

Gli antichi romani, in questo periodo dell’anno, celebravano la dea Diana, divinità della caccia e della rinascita, che metteva in pratica un rito magico molto particolare: volava sopra i campi, e sarebbe proprio da qui che è nato il mito della donna volante sul manico della sua scopa, per rendere fertili le terre coltivate e quindi far ben sperare nei futuri raccolti. La Chiesa Cattolica, che di certo non vedeva di buon occhio le celebrazioni pagane, abolì questa figura e la bellissima dea fu rimpiazzata da una vecchietta dall’aspetto terrificante.

Quindi donne, qui parlo a tutte noi, quando ci danno delle “Befane” non dimentichiamoci mai che, in origine, quella che poi prese il nome di Befana, era una dea bellissima che grazie ai suoi poteri aumentava i raccolti dei terreni coltivabili sfamando tutti, maschietti compresi! 

Sarà anche una leggenda, ma perché non ricordarcelo?

C’è ancora una domanda a cui ho cercato risposta, perché i bimbi buoni ricevano i dolci riusciamo a capirlo da soli, ma perché quelli cattivi proprio il carbone

Per rispondere a questa domanda dobbiamo ripercorrere brevemente la storia della Befana, strettamente legata a quella dei re Magi: si narra infatti che in una fredda notte d’inverno i re Magi affrontarono un lungo e stancante viaggio per raggiungere Betlemme e Gesù Bambino. Non riuscirono però a trovare la strada, così si fermarono a chiedere indicazioni alla gente del posto, tra queste persone incontrarono anche a una vecchietta che diede loro l’informazione corretta ma, al loro invito di seguirli per raggiungere Gesù, si rifiutò categoricamente. Passò un po’ di tempo e la vecchietta si pentì di questa decisione, così preparò una cesta piena di dolcetti e caramelle e uscì a cercare i re Magi, con l’intenzione forse di regalare loro quei dolcetti per scusarsi per il comportamento tenuto. Non trovandoli da nessuna parte, iniziò a bussare ad ogni porta per chiedere se qualcuno li avesse visti e cominciò a regalare quei dolcetti, che aveva portato con sé, ai vari bambini che incontrava nelle case, nella speranza che uno di loro fosse Gesù.  

Da questa leggenda è rimasta l’usanza dei bambini di appendere le calze vuote la sera del 5 gennaio così che la Befana potesse passare a riempirle con i dolci o con il carbone. D’altra parte, come il suo collega Babbo Natale, è in grado di sapere se un bambino ha fatto il bravo o il monello durante l’anno e, quindi, agire di conseguenza. 

Il perché ai bambini più birichini lasciasse il carbone e non qualcos’altro è dovuto, sempre secondo tradizione, alle modalità con cui la Befana entrava nelle case delle famiglie: proprio come Babbo Natale, si intrufolava dal camino e quando non poteva lasciare i dolcetti perché il bambino era stato monello, riempiva le calze con quello che trovava nel camino. Dobbiamo pensare che quando cominciò a nascere la storia della Befana per come la conosciamo oggi, intorno al diciannovesimo-ventesimo secolo, i camini e il carbone, che veniva usato come combustibile, erano ancora molto diffusi.

Fortuna che adesso il carbone è fatto di zucchero, se non ce lo ritroviamo nella calza, infatti, molto spesso siamo noi a comprarlo!

Mancano un paio di giorni, comunque, alla Befana e queste feste, come ogni anno, sono volate. Mercoledì per me sarà il giorno in cui l’albero di Natale verrà disfatto e tutte le decorazioni natalizie sparpagliate per casa ritorneranno nei soliti scatoloni destinati a finire in cantina, per la grande gioia del mio compagno, già me lo vedo esultare mentre legge questo articolo… 

Io, invece, vorrei sempre che queste feste durassero un po’ di più, vuoi perché faccio parte di quella scuola di pensiero secondo cui “non si ingrassa da Natale a Capodanno, ma da Capodanno a Natale” e per me è una pacchia fare merenda tutti i giorni con il pandoro senza sentirmi in colpa perché è festa, vuoi perché Gennaio ci sbatte letteralmente in faccia la marea infinita di cose che abbiamo da fare nell’anno nuovo e ci fa capire che un anno, tutto sommato, vola ed è bene non perdere tempo. Fatto sta che, se da una parte mi sento carica e piena di grinta per ripartire, dall’altra avrei voluto poltrire ancora un po’… che poi poltrire vero e proprio non è perché ci sono sempre tanti impegni da rispettare, ma l’aria di festa li fa affrontare con un altro spirito! 

Comunque, che ci piaccia o no, dobbiamo rimetterci sotto! 

La prossima settimana vediamo come pianificare le cose da fare in maniera intelligente e, soprattutto, come portarle a termine senza scuse! 

Voi come avete trascorso queste feste? Avete in programma qualcosa di speciale per la Befana? Come sempre, mi farebbe molto piacere leggervi nei commenti e parlare con voi!

4 pensieri su “La Befana: una storia che, forse, vi stupirà!

  1. Austin Dove ha detto:

    ciao, io le ho trascorse bene^^
    alcune tradizioni le conoscevo già, ma non avevo collegato la sua vecchiaia all’anno passato!

    Piace a 1 persona

    1. Angela Sileo ha detto:

      Mi fa molto piacere, peccato che siano già quasi finite queste festività! Comunque sono felice che tu abbia scoperto anche solo una nuova curiosità 🙂

      "Mi piace"

      1. Austin Dove ha detto:

        Quella dei magi c’era in un mio libro sulle fate che leggevo da piccolo 💙💙💙

        Piace a 1 persona

      2. Angela Sileo ha detto:

        Un ricordo d’infanzia, che meraviglia!!! 🙂 🙂

        "Mi piace"

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