WRITING

for curious minds

Chi ha mai sentito parlare della “d eufonica”? Magari il nome in sé dice poco o niente, eppure viene usata da ognuno di noi molto più spesso di quanto pensiamo e, il più delle volte, impropriamente o eccessivamente. Come sempre, procediamo per ordine.

Che cos’è? 

La d eufonica è quella “d” che viene aggiunta alla preposizione “a” oppure alla congiunzione “e” trasformandole, rispettivamente, in “ad” oppure “ed” quando sono seguite da una parola che comincia con la stessa vocale. 

La ragione di una simile scelta è suggerita dal nome stesso, “eufonica” deriva dal greco euphonìa e significa “bel suono”: ciò che si vuole fare è proprio rendere il suono di ciò che leggiamo molto più piacevole all’orecchio. 

Facciamo subito un esempio per chiarire meglio ciò di cui stiamo parlando, leggiamo queste due frasi:

  • Ho preferito questo modello di jeans a altri che ho provato perché è più comodo;
  • Marco è stato fermato dalla polizia per eccesso di velocità e era pure ubriaco!

Non noti nulla di strano? Proviamo a fare un altro esempio:

  • Ho preferito questo modello di jeans ad altri che ho provato perché è più comodo;
  • Marco è stato fermato dalla polizia per eccesso di velocità ed era pure ubriaco!  

Adesso avrai notato la differenza! Perché sembra che il secondo elenco di esempi sia più scorrevole da leggere? Perché tra “a” e “altri” abbiamo aggiunto una “d” che spezza la continuità di suono prodotta dalle due vocali identiche, la stessa cosa succede nella seconda frase. 

Quando si usa?

All’inizio dell’articolo ho specificato che molto spesso di questa d eufonica viene fatto un uso improprio o eccessivo, perché si tende a utilizzarla ogni volta in cui alle due vocali in questione faccia seguito una vocale qualsiasi, ma questo non sempre è corretto e, soprattutto, necessario. 

Di frequente si leggono frasi come: mi sono fermato ad osservare quel tramonto stupendo oppure abbiamo discusso ed anche questa volta avevo ragione io, e gli esempi potrebbero continuare ad oltranza… ops! Volevo dire “a oltranza”. 

Ma perché in questi casi non è necessario? Perché, molto semplicemente, se lo scopo della d eufonica è quello di rendere più gradevole il suono di ciò che leggiamo, questa necessità si verifica solo quando le due vocali che si susseguono producono un suono che è identico. 

Quando invece le due vocali sono diverse anche il suono da loro prodotto, di conseguenza, è diverso ed ecco che in questo caso viene meno la necessità di rendere più piacevole un suono che è già gradevole di per sé! 

Il fatto è che molte volte, nell’intento di voler scrivere bene a tutti i costi, crediamo di dover usare chissà quali accortezze linguistiche quando, in realtà, la regola da seguire è molto più semplice di quello che pensiamo.

Anche ieri sera ho guardato un film ed ogni volta mi preparo i popcorn, suona bene o suona male? Se abbiamo dei dubbi possiamo porci la domanda inversa e se diciamo anche ieri sera ho guardato un film e ogni volta mi preparo i popcorn siamo certi che suoni bene, quindi perché appesantire la frase senza motivo con quel “ed ogni”?

Quando non si usa?

Ci sono dei casi in cui la d eufonica va evitata e sono i seguenti:

  • Quando le due vocali che si susseguono sono identiche ma vengono interrotte da un inciso (e, inaspettatamente, ecco che è arrivato!; se non ci fosse l’inciso dovremmo scrivere ed ecco che è arrivato!);
  • Quando le parole successive cominciano con “ad” o “ed”  (si dice l’ho invitato a aderire alla mia richiesta e non ad aderire; tratta le persone con rispetto e educazione e non ed educazione);
  • Di fronte a parole straniere che iniziano con la “h” aspirata (Stiamo organizzando la vacanza, a hotel come siamo messi?, non è necessario scrivere ad hotel).

Ci sono anche alcune eccezioni a quanto detto finora e riguardano formule fisse ormai ampiamente consolidate dall’uso, come: ad esempio, ad eccezione, dare ad intendere, fino ad ora, ad ogni modo, tu ed io, ecc.  

In passato la d eufonica veniva aggiunta anche alla congiunzione “o”, che quindi veniva scritta “od” quando seguita da una parola che iniziava con la medesima vocale, ma ormai questa forma è caduta in disuso da diverso tempo e viene per lo più usata soltanto nel linguaggio amministrativo e giuridico.

E in tutti gli altri casi?

Quando la d eufonica non è né consigliata né sconsigliata e non fa neppure parte di quelle formule fisse comunemente utilizzate c’è una grandissima confusione. Non esistono, infatti, rigide regole sul suo utilizzo, ciò che è certo è che serve a evitare i suoni sgradevoli prodotti da due vocali che si susseguono. 

Ma cosa si deve fare, allora, quando le vocali sono diverse eppure non producono un suono sgradevole? A un certo punto non suona male, ma neanche ad un certo punto. Se ci atteniamo strettamente alla grammatica

non può essere considerato errore, però comunemente si ritiene non necessaria in presenza di vocali diverse. Senza contare che, proprio per questo motivo, ne viene spesso fatto un uso smodato e la frequente presenza di “ad” e “ed” all’interno di un testo lo rendono eccessivamente antiquato nel linguaggio. 

Nel dubbio, meglio usarla solo quando le due vocali sono identiche o nelle eccezioni consentite. In questo modo saremo certi di non sbagliare.

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